Milvio Capovani

 

Milvio Capovani nasce a Querceta il 23 maggio 1935, segue gli studi liceali e si laurea in Ingegneria Elettronica presso l’Università degli Studi di Pisa. Docente in Matematica Numerica è tra i soci fondatori del corso di Scienze dell’Informazione presso l’ateneo pisano nel 1969. Dopo un’importante esperienza in seno al Consiglio Nazionale delle Ricerche, nel 1981 torna nuovamente a Pisa ricoprendo la cattedra di Ordinario di Analisi Numerica. Suo l’apporto fondamentale per la creazione della "scuola pisana" di ricercatori.

Risultato di spicco della sua ricerca è rappresentato dalla scoperta di un algoritmo per la moltiplicazione di matrici asintoticamente più veloce dell’algoritmo di Strassen.
(foto sopra: Milvio, nel 2000, in occasione del suo 65° complanno)

Nel novembre del 2004, a Pisa, viene accidentalmente investito sulle strisce pedonali da un’autovettura in transito, cade in coma irreversibile e il 10 maggio 2006 cesserà di vivere.

L’A.C. con il Sindaco Ettore Neri e la comunità di Querceta, il 27 settembre 2009, alla presenza di numerosi intervenuti tra i quali i suoi carissimi amici Prof. Dario Bini e Dr. Costantino Paolicchi che ha tenuto un discorso di commiato,  hanno scoperto, a margine della nuova piazza Pertini, un busto in suo onore e ricordo (vedasi foto a lato).
 

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Ma Milvio Capovani non è stato solamente il grande matematico sopra descritto (e scusate se è poco) . È stato anche, specie in gioventù, un grande assertore della quercetanità. Sua e di altri cinque intrepidi, infatti, la “grande beffa” che, nel 1956 (pochi giorni dopo il primo Palio), fece grande scalpore tra gli abitanti della Piana, e non solo.

Accuratamente escogitata, Milvio, Arnaldo Galavotti, Paolo Capovani, Augusto Guidugli, Gabriele Galavotti e Gino Pagano, misero in atto una “bizzarra” idea del barone Cope: approfittando delle tenebre, nella notte tra il 31 marzo ed il primo aprile, raggiunsero Palazzo Mediceo (sede del Comune di Seravezza), si calarono nel cortile dell’edificio e dal trave sovrastante il pozzo sito al centro di quello spazio interno, trafugarono, peraltro senza molta difficoltà, la trota marmorea, ricordo di Cristina de’ Medici, che da tempo immemore faceva di sé bella mostra, rappresentando al contenpo e per giunta uno dei simboli del paese di Seravezza.

Quando, l’indomani mattina, l’impiegato comunale aprì per primo il portone del Palazzo, grande veramente fu la sorpresa...
La beffa era riuscita in pieno, e persino la data (1° aprile “pesce d’aprile”), appositamente programmata e rispettata, amplificava la portata dello smacco subito dai seravezzini.

Nella foto sotto, ostentando il “trofeo”, compaiono (da sinistra, in piedi) Paolo Capovani, Remo Segreti, Alberto Davini, Arnaldo Galavotti, Augusto Guidugli e Gabriele Galavotti; (in basso) Milvio Capovani che sorregge fiero la “trota”, ed Ettore Salvatori.

Ma ... quel che è fatto, è reso; e per giustizia storica non possiamo tacere il seguito.
Non trascorse molto tempo e la vendetta seravezzina non tardò a consumarsi. Un manipolo di impavidi, anch’esso approfittando del favore delle tenebre, raggiunse nottetempo la cella campanaria del campanile della chiesa di Querceta e in poco tempo trafugarono i battagli delle campane che per un po’ quindi, rimasero mute.
Il parroco di Querceta, Monsignor Marcello Fascetti, per fortuna prese quel gesto per quello che effettivamente fu: una goliardata; e invitando quindi successivamente ad una cena pacificatrice sia i quercetani che i seravezzini, riuscì a “far tornare” la trota sul pozzo e i battagli sul campanile.

LG/

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