Toponomastica

Qui di seguito diamo menzione dei vari personaggi a cui sono state dedicate alcune strade o piazze del centro di Querceta. Oggigiorno, presi dalla fretta che sempre più spesso ci accompagna nelle nostre vite, non facciamo quasi più caso, oramai, ai nomi che pronuciamo indicando un indirizzo, e molto spesso "quel tale" ci risulta praticamente sconosciuto. Vogliamo quindi colmare questa lacuna elencando le varie intitolazioni sottolineando il fatto che, essendo avvenute per la maggior parte nell'immediato dopoguerra, risentono ovviamente dei particolari e comprensibili sentimenti di quel tumultuoso periodo. 

 

Giacomo Matteotti (cui è dedicata la piazza principale) è stato un politico socialista e antifascista italiano. Nacque a Fratta Polesine in Provincia di Rovigo il 22 maggio 1885 e morì a Roma il 10 giugno 1924. Fu eletto in Parlamento per la prima volta nel 1919, in rappresentanza della circoscrizione Ferrara-Rovigo, e successivamente rieletto nel 1921 e nel 1924. Convinto oppositore della dittatura, il 30 maggio 1924 prese la parola alla Camera dei Deputati per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Mentre dai banchi fascisti si levavano dure contestazioni pronunciò un discorso rimasto famoso: “Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. L'elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni (...). Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me”. Triste e consapevole presentimento. Nel pomeriggio del 10 giugno infatti, uscendo di casa per recarsi a Montecitorio, venne rapito ed ucciso da un gruppo di fascisti. Il suo corpo venne poi ritrovato sommariamente sepolto nella campagna romana.
 

Fortunato Federigi, (cui è dedicata la strada che dal crocevia semaforico del centro raggiunge Forte dei Marmi) nacque a Seravezza il 22 febbraio del 1901 e morì in combattimento aereo il 4 luglio del 1941 sui cieli del Mediterraneo. Prima legionario fiumano nel 1921, poi sottotenente bersagliere, si congeda nel 1923. Consegue nel frattempo il brevetto di pilota da caccia che, nel 1939, gli vale il richiamo alle armi col grado di Tenente Colonnello ed assegnato al 41° gruppo da bombardamento con sede a Rodi. Da qui, il 18 ottobre del 1940, farà parte della squadra che compirà il bombardamento delle isole petrolifere del Barhein nel Golfo Persico. Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla memoria.
 

Don Giovanni Minzoni (cui è dedicata la strada che lambisce piazza Matteotti dal lato verso mare) nasce a Ravenna il 1° luglio 1885. Figura simbolo del cattolicesimo italiano, tra le numerose iniziative in campo sociale aderì convintamente all’esperienza cooperativista,  ponendosi, con ciò, in diretta antitesi al regime del tempo che invece sosteneva il corporativismo. Successivamente, grazie soprattutto all'incontro con don Emilio Faggioli, fondatore del gruppo “Scout Bologna I”, si convinse della validità dello scoutismo, da lui colto come strumento per educare in prima persona le nuove generazioni troppo spesso preda della violenza di stato in quel momento dilagante. Convinto assertore dell’antifascismo, muore ad Argenta (Fe), in seguito ad una violenta bastonata alla nuca in agguato tesogli da squadristi fascisti  il 23 agosto 1923. Prima della sua morte ebbe a dire: “a cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte, per il trionfo delle causa di Cristo”. 
 

I Fratelli Carlo e Nello Rosselli (cui è dedicata la via che lambisce lato mare le grandi torri del centro) furono due tra le più importanti figure di giornalisti e politici, nonché attivisti dell’antifascismo italiano. Nascono entrambi a Roma: Carlo il 16 novembre del 1899,  Nello il 29 sempre di novembre ma del 1900. Moriranno assieme, esuli a Bagnoles-de l’Orne, in Francia, vittime di un pestaggio organizzato da esponenti della destra francese, il 9 giugno del 1937. Vissero convintamente la loro fede e tra i loro amici e compagni più fidati figurano personaggi come Filippo Turati, Pietro Nenni, nonché i futuri Presidenti della Repubblica Giuseppe Saragat e Sandro Pertini.
 

"Ragazzi del ’99" (cui è dedicata la strada che collega via Aurelia a via Ranocchiaio). Furono così denominati coloro che, nati nel 1899, vennero chiamati alle armi e spediti sul fronte di guerra austriaco nel 1917. La cartolina di precetto giunse loro non ancora diciottenni. Queste giovani reclute meritano e devono essere ricordate perché dopo la disfatta di Caporetto, avvenuta il 24 ottobre 1917, riuscirono a ricompattare le schiere italiane sul Piave, sul Monte Grappa e sul Montello, permettendo alfine la Vittoria con la battaglia di Vittorio Veneto. Sin dall’immediato dopoguerra il termine "ragazzi del '99" entrò stabilmente nell’uso popolare per indicare i militari nati nel 1899.
 

La via Aurelia è una delle più antiche vie consolari romane la cui costruzione è fatta iniziare verso la metà del III secolo a.C. dal console Gaio Aurelio Cotta. Inizialmente concepita per collegare Roma a Cerveteri, fu poi oggetto di prolungamento giungendo a collegare le colonie militari di Cosa e Pyrgi, in quello stesso periodo fondate sul litorale tirrenico, a seguito dell’avvenuta conquista e sottomissione del mondo etrusco. Oggi l’Aurelia rappresenta ed è denominata la Strada Statale n.1 e con ulteriori moderni interventi collega Roma con la Francia con un tracciato prettamente costiero lungo il Mar Tirreno prima ed il Mar Ligure poi.
 

Via Biagioni (che costeggia la linea ferroviaria lato monte) è così denominata per ricordare il dr. Gustavo Biagioni, medico condotto nella piana quercetana a cavallo tra '800 e '900. Serio ed apprezzato professionista, conosciuto anche oltre il proprio àmbito di lavoro per l'intensa e convinta adesione alla vita sociale del paese, abitò a lungo in questa strada che, complice la popolazione riconoscente, venne pian piano identificata con il suo nome.


 


Giovanni Agostino Placido Pascoli
(Giovanni Pascoli, cui è dedicata la via degradante verso mare vicino lo stabile delle Poste) è nato a San Mauro di Romagna (FC) il 31 dicembre 1855, e prematuramente morto a Bologna il 6 aprile 1912. E’ stato uno dei più insigni poeti italiani; una figura fondamentale della letteratura italiana di fine Ottocento, esponente assieme al D’Annunzio della corrente decadentista. Poesie, tra le tante, come “La cavallina storna” e “Il passero solitario” rimangono, indelebili, nel ricordo di tutti.



Via Olinto Mancini (cui è dedicata la strada che di fronte alla stazione ferroviaria conduce sin dietro l’abside della chiesa) è così denominata per ricordare l’imprenditore titolare del grande stabilimento di “Architettura ed Ornato” ubicato proprio in quella strada ed attivo sino alla prima metà del ‘900 e che tanta parte ha avuto nell’economia quercetana del tempo (purtroppo non siamo ancora riusciti a reperire alcuna fotografia).
 

Alessandro Pertini (detto Sandro, cui è dedicata la nuova piazza pedonale sorta in luogo dell’area ex deposito “Bertoli Marmi”) è nato a San Giovanni di Stella (SV) il 25 settembre 1896 e morto a Roma il 24 febbraio 1990. Partigiano, uomo politico e giornalista. Nel periodo della la I° guerra mondiale combatté sul fronte dell'Isonzo, in Friuli, meritandosi la medaglia d'argento al valor militare nel 1917. Congedato aderì al Partito Socialista Italiano divenendo uno dei più accesi oppositori del regime fascista e per questo perseguitato, arrestato e costretto all’esilio (in Francia). Divenne poi personaggio di spicco della Resistenza italiana; quindi membro della giunta militare del Comitatao di Liberazione Nazionale; e poi deputato all'Assemblea Cosituente. Successivamente venne eletto Senatore nella prima Legislatura e Deputato in quelle successive. Dal 1968 al 1976 ricoprì la carica di Presidente della Camera dei Deputati. Succedendo a Giuseppe Saragat, l’8 luglio del 1978, infine, venne eletto settimo Presidente della Repubblica. Durante il settennato andò spesso oltre il ruolo istituzionale e ciò che gli valse una notevole popolarità facendolo divenire, come viene ancora spesso ricordato, il "Presidente più amato dagli italiani".
 

Carlo Alberto Dalla Chiesa (cui è dedicato la nuova strada che congiunge via Ragazzi del ’99 a via delle Contrade, di fianco alla stazione dei Carabinieri) è stato un Generale, Prefetto e Partigiano Italiano. Nasce a Saluzzo il 27 settembre 1920 e muore a Palermo il 3 settembre 1982 per mano della mafia in un agguato dove oltre a lui trovano la morte la moglie Emanuela Setti Carraro ed un membro della scorta, l’agente Domenico Russo. Entra nell’Esercito nel 1941 e vi rimane sino all’8 settembre 1943. Dopo l’armistizio rifiuta di collaborare con le truppe naziste nella caccia ai Partigiani. Entra quindi anch’egli in clandestinità ed opera quindi come tale nelle schiere Partigiane delle Marche. Con l’avvento della Repubblica rientra nei ranghi dell’Esercito dove, grazie agli ottimi risultati ottenuti nella lotta al crimine organizzato in zone “calde” come Sicilia, Roma e Milano, nel 1973 si guadagna il grado di Generale di Brigata. Nell’82, infine, di nuovo l’incarico come Prefetto di Palermo, che gli costerà la vita.
 

Luigi Pirandello (cui è dedicata la strada a fondo chiuso, laterale a via Federigi, in loc. “Pozzo di Bugia”) nasce ad Agrigento il 28 giugno del 1867 e muore a Roma il 10 dicembre del 1936. Drammaturgo, scrittore e poeta, viene onorato del Premio Nobel per la Letteratura nel 1934. Tra i Romanzi troviamo “Il fu Mattia Pascal” e “Uno, nessuno e centomila”, mentre diversi e significativi sono i lavori rappresentati anche in teatro, quali “Liolà”, “Il berretto a sonagli”, “Il gioco delle parti”, “Sei personaggi in cerca d’autore” e “Enrico IV”. Tra le raccolte di poesie ricordiamo infine la prima e l’ultima, “Mal giocondo” e “Fuori di chiave”.
 

Giovanni Falcone e Polo Borsellino (cui è dedicato il nuovo parcheggio a fianco della nuova sede della locale P.A. "Croce Bianca") nell’immaginario collettivo degli italiani, sono un tutt’uno. E ciò perché il loro “sacrificio” non ha colpito solamente loro, ma l’intera popolazione che ha sentito la propria coscienza scossa nel profondo per l’efferatezza delle due “esecuzioni”. Magistrati in prima linea nella lotta alla mafia agirono in sinergia per molti anni ottenendo importanti risultati in questo senso, tanto che il potere mafioso, sentendosi alle strette, ne decretò l’uccisione. Falcone, nato a Palermo il 18 maggio del 1939, fu vittima, il 23 maggio del 1992, di un agguato lungo l’autostrada per Palermo, in località Capaci, dove trovarono la morte, oltre a lui, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Molinaro. Paolo Borsellino, invece, nacque sempre a Palermo il 19 gennaio del 1940 e morì in un agguato mafioso in via D’Amelio a Palermo il 19 luglio del 1992. Nell’agguato trovarono la morte anche gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

 

A Monsignor Marcello Fascetti, nato nel paese di Calci (Pi) il 24 maggio 1917, è dedicata la nuova strada che da Via Seravezza, a monte della ferrovia e ad essa parallela, raggiunge via Palermo (insediamento "Pellerano"). Giunge a Querceta il 23 aprile 1950. Qui lo attende un paese profondamente ferito dalla distruzione bellica. Anche la chiesa ed il campanile sono un mucchio di macerie. Affronta però la situazione con energia e ben presto si farà apprezzare per determinazione, personalità dolcezza e fermezza. Tuonerà sempre, anche dal pulpito, in difesa dei lavoratori, degli umili e degli sfortunati; per questo raccoglie affetto, riconoscimento e stima. Dopo 36 anni trascorsi a Querceta, vi si spegnerà il 17 febbraio 1986. Ancor oggi, a distanza di tanti anni, Monsignor Marcello Fascetti è ricordato come uomo di grande sensibilità ed intelletto e come sacerdote pieno di fede ed umanità.

 

Cesare Pellegrini, di Querceta, padre di famiglia, caporalmaggiore del 429° battaglione costiero (cui è dedicata la piazza sita lato mare rispetto all’edificio delle ex scuole elementari, oggi centro civico)  fu ucciso nella “battaglia di Gela” (CL) il 9 luglio del 1943. Fedele alla consegna, resisté sino alla morte, avvenuta per accoltellamento alla schiena, nello strenuo tentativo di proteggere il fortino di Porta Marina dall’attacco delle forze alleate, sbarcate in quei giorni in Sicilia. Per questo atto gli è stata riconosciuta la Medaglia d' Oro alla Memoria. 
 

Per la rilevanza che Silvano Alessandrini ha avuto nel mondo del Palio ed al quale è stata intitolata la nuova piazza di fronte alla stazione ferroviaria, abbiamo provveduto a predisporre un’apposita rubrica in questo sito alla sezione “Cultura”.

 

LG/

 

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