Querceta

Ripa

(il paese prima della 2a guerra mondiale)
(il paese prima della 2a guerra mondiale)

In posizione più prossima al capoluogo comunale rispetto a Querceta, Ripa occupa la sponda destra e più alta del fiume Versilia dopo che questi ha lasciato l’angusto tratto inziale, snodandosi più agevolmente ed in profondità nella piana omonima. L'origine del nome “Ripa” si presta a due principali interpretazioni, entrambe derivate dal latino: una prima, vorrebbe farlo discendere da Rupe-Rupis (la rupe), per la palese posizione dominante sul fiume; una seconda, invece, lo vorrebbe derivato da Ripa-Ripae (la riva), in quanto pare accertato che un primo nucleo di abitazioni sorse in prossimità, appunto, della sponda del fiume. Quel che è certo, è comunque il ritrovamento, dopo lavori di scavo al “Poggione” ed alla “Foccola”, località prossime all’attuale centro paesano, di alcune tombe etrusche. Gli storici documentano l’esistenza del paese di Ripa già nel 1100, citandolo più volte assieme a quelli di Corvaia, di Vallecchia, ed alla Rocca Guidinga.

La prima economia della zona, si basò essenzialmente sulle coltivazioni agricole (in particolare vigneti e oliveti) e sulla pastorizia, annoverando, il contado, di una ragguardevole presenza di greggi che, soprattutto nella stagione fredda, erano fatte soggiornare in loco, in attesa di tornare, con la primavera, ai pascoli dell’alta Versilia.

(Ripa ridotto ad un cumolo di macerie, luglio 1944)
(Ripa ridotto ad un cumolo di macerie, luglio 1944)

Le cose cambiarono radicalmente verso la fine del XIX secolo quando, con lo sviluppo dell'industria marmifera, si registrò un notevole progresso economico che sfruttò favorevolmente la felice posizione del paese, situato com’è, sulla direttrice di collegamento diretto delle cave con la marina, luogo d’imbarco dei marmi.

Il secondo conflitto mondiale, rappresenta, assieme all’ovvia rilevanza del primo insediamento abitativo, il capitolo fondamentale della storia di Ripa. Verso la fine della guerra, infatti, si trovò purtroppo al centro del fronte bellico, passato alla storia come la "Linea Gotica", baluardo difensivo nazista a protezione delle truppe in ritirata verso il nord d’Italia, incalzate dalle truppe alleate. 

Per gli schieramenti tedeschi assestati sulle colline alle spalle del paese, gli angusti vicoli della Ripa di quel tempo costituivano un pericoloso impedimento di visuale e, al contempo, potevano esser di rifugio alle forze loro ostili. Nel Luglio del 1944 quindi, i gerarchi nazisti fecero minare e saltare in aria tutti gli edifici del paese riducendolo a un cumulo di macerie

Rimase intatta e saldamente in piedi, solamente una marginetta della Madonna del Soccorso che ancor oggi, lungo via della Pace, può essere ammirata nel suo caratteristico posizionamento “di sguancio” rispetto all’asse stradale, eredità dell’antico piano viario. Al termine della guerra, l'unica forma di vita che gli abitanti, tornando, trovarono sulle macerie del paese, era rappresentato dalle Lucertole. È per tale ragione che, quando nel 1956 nacquero il Palio e le Contrade, a Ripa pensarono subito di ricordare questo triste evento imponendo alla locale Contrada il nome di “Lucertola”. Con la ricostruzione post-bellica Ripa ha assunto un volto più moderno ed i suoi abitanti godono ora di tutte le comodità che la vita d’oggi richiede.

Urbanisticamente è caratterizzata dall’ampia piazza Europa sui cui si affacciano: la Chiesa parrocchiale (col bel mosaico sul fronte, opera del maestro Romano Cosci, autore anche dei dipinti interni), le scuole elementari, e il monumento ai caduti in guerra ed a ricordo della "Linea Gotica"

(chiesa di Ripa)
(chiesa di Ripa)
(Ripa, monumento ai caduti in guerra ed a ricordo della
(Ripa, monumento ai caduti in guerra ed a ricordo della "Linea Gotica")
(Garibaldo Alessandrini, padre di Silvano)
(Garibaldo Alessandrini, padre di Silvano)

La Chiesa parrocchiale, edificata nei primi anni ’50 su disegno dell'architetto Jacopi, è dedicata a Sant'Antonio Abate. Di recente è stata ornata, al proprio interno, da statue in marmo bianco raffiguranti i Santi Apostoli, opera dello scultore locale Giancarlo Deri. Dietro l’abside, oltre la via Alessandrini, sullo spazio recuperato alla collettività e intitolato all'architetto Jacopi, è stata posta una stele marmorea in ricordo degli emigrati versiliesi nel mondo. Meritevole di ricordo inoltre, il fatto che la scuola elementare, anch’essa costruita negli anni ‘50 sempre su progetto dell’architetto Jacopi, fu inaugurata dall'allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Di fronte alla scuola, la locale sezione dell’UOEI (Unione Operaia Escursionisti Italiani) ha provveduto a far installare un busto del poeta versiliese Garibaldo Alessandrini (padre di Silvano, qui a lato) opera dello scultore Mauro Buratti, su bozzetto del grande scultore pietrasantino Leone Tommasi. 

LG/